E venne il giorno

E venne il giorno

in cui – finalmente! – la tecnologia si ricordò del sesso di coppia…

Attenzione: questo articolo potrebbe non essere adatto a minori e bigotti, per cui se appartieni a tali categorie…
beh, fai finta di essere scandalizzato e continua a leggere!

Sei fidanzato/a? Sposato/a?
Trovi che il partner sia recalcitrante a soggiacere alle tue lubriche voglie?
I casi sono due:

1) ha un amante con cui sfoga i primitivi ardori;
2) scegli sempre il momento o il modo sbagliato per coinvolgerlo nel vortice della passione.

Se la risposta giusta al quesito è la prima, noi non possiamo che consigliarti due possibilità:
assumere un investigatore privato per prendere in castagna il partner fedifrago, o rendere pan per focaccia.
Ma se è la seconda, sappi che basta un pulsante!

Basta errori di comunicazione, timidezze ed emicranie croniche.
Poiché venne il giorno nel quale le teste d’uovo lasciarono perdere le automobili a guida autonoma,
per dedicarsi a questioni ben più gravose.
Ti sei imbattuta in una cinquantina di sfumature di grigio e ti gira la testa per un desiderio improvviso?
Schiaccia il pulsante.
Se nell’altra stanza il tizio sul divano si annoia guardando la sua squadra del cuore prenderle di santa ragione,
è capace che sfoghi nel modo giusto la sua frustrazione.

Oppure: sei intento a complicatissime operazioni di bricolage estremo
– tipo montare un armadio svedese composto di 400 pezzi –
e stai per dare fuoco a tutto per la rabbia repressa?
Molla benzina e fiammifero, e premi quel benedetto pulsante.
Forse la tua dolce metà avrà voglia di dimenticare il tuo fisico imbolsito, la tua mancanza di romanticismo
e la tua incapacità di svolgere qualsiasi mansione che, da che mondo è mondo, è appannaggio dell’emisfero maschile,
e premerà a sua volta il pulsante per evitare un incendio.

Sbalordito/a?
Rilassati, è tutto vero.
E premi il pulsante: prima o poi vedrai che qualcuno risponde…

Io Robot

Io sarò un Robot!

No, non è una boutade, né una confessione sulla mia reale natura.
Benché al giorno d’oggi sia ancora un essere fatto di ossa, carne e mal di schiena,
le frontiere della tecnologia si espandono.
Per cui la mia faccia, quella che mi ha fatto fallire un’infinità di approcci con l’altra metà del cielo,
potrebbe essere tramandata ai posteri.

Un’azienda, infatti, è in cerca di un volto gentile e amichevole – quindi il mio –
da utilizzare come modello da trapiantare su un Robot.
E mi riempirà anche le tasche di soldi!

Certo, poi mi aspetta una vita al fianco di persone anziane, alle quali serve compagnia
per guardare La Ruota della Fortuna mentre sbavano il semolino sul bavaglino…
– vedete come sono gentile e amichevole? –
ma che mi frega?
Ormai sarò un Robot!

Scherzi a parte – ma mica tanto: il mio viso è lo specchio della mia anima pura! –
immaginate questa innovazione quali ripercussioni positive avrà nell’esistenza dei nostri cari ottuagenari.
Oltre al piacere di avermi sempre accanto, sparirà la ricerca perigliosa della badante adatta a tua nonna.
La tua adorata vegliarda, che non vuoi fra i piedi, si gioverà della compagnia di un automa.
Il quale la porterà al parco, spingerà la sua carrozzina con delicato e misurato vigore, le farà insomma compagnia
senza che ti vengano i sensi di colpa per averla abbandonata tra le braccia di una sconosciuta straniera
– ma come sono gentile e amichevole! Eh? Vero? –
e senza sborsare uno stipendio.
La pensione di nonna te la pappi tutta tu!
Tutto ciò è o no m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-o?

Nell’attesa che il progetto diventi realtà, mi metto in posa per inviare la foto e vincere a mani basse il concorso.

Siete tutti brutti, arrendetevi.
Io sarò un Robot, e tua nonna sarà nelle mie mani…

Spirito

Qual è lo spirito giusto

per affrontare questo mondo frenetico?

Sei sicuro di avere il tempo necessario per coltivare la tua spiritualità?
Sei certo di ottemperare agli obblighi della tua religione?

Come fai a conciliare il tuo rapporto con la metafisica e il lavoro, la famiglia, il piccolo da portare a calcio
– che tu speravi fosse il nuovo Totti e invece non è in grado di fare neanche il raccattapalle –
e gli altri mille interessi che facevano di te
– tanti anni fa, sia ben chiaro –
una persona piacevole?

Per fortuna il divino si manifesta in tanti modi, e sta al passo dei tempi più di te!
Che ti senti molto new-age, in contatto con la natura e la madre terra, guardi all’oriente mangiando sushi
e pregando il Buddha.
Già, pregare…ma con la vita che fai, hai ancora il tempo libero e lo spirito giusto per farlo?

Ma certo!
Perché oggi puoi acquistare una serie di gadgets che ti riavvicinano all’inconoscibile.
Mettiti comodo e aziona questo music player!
E non fa niente se il pargolo non vuole fare i compiti, se dal piano di sotto giungono urla e piatti fracassati,
se il vicino per appendere un quadro sfonda una parete a martellate, se la vecchina con cui condividi il pianerottolo accusa, con note da soprano, la badante di rubarle lo zucchero.
Rilassati.
Chiudi gli occhi.
Rinnova il tuo spirito.

O cambia religione: qui hai una vasta scelta da consultare.
E dire che prima eri una persona così piacevole…prima!

Cartoon

figura stilizzata di 007

Ci riflettevo l’altro giorno

davanti a un cartoon…
Sai qual è uno dei più grandi fenomeni mediatici contemporanei?

Non Temptation Island, né Il Grande Fratello Vip.

Esatto, è proprio lui: Masha e Orso!

masha e orso
clicca qui per il video

Ho un adorabile nipotino, e quando svesto i panni lavorativi per indossare quelli di zio, mi diletto
(io più di lui, lo ammetto) a guardare i cartoni animati insieme a lui.
Tra i miei suoi preferiti ci sono anche le avventure della piccola russa in compagnia del plantigrado.

Questo almeno fino a che non ho scoperto – e ringrazio i servizi segreti britannici
per aver messo in secondo piano problemi di rilevanza mondiale e avermi aperto gli occhi –
che la perfida monella e il suo compare peloso non sono altro che agenti della propaganda sovietica.

Conscio del mio ruolo essenziale di educatore, ho analizzato altri cartoni animati per scovare il marcio che vi si annida.

Perciò

riassumo di seguito un esaustivo elenco di sospetti manovratori occulti:

  1. Holly e Benji.
    Il popolare cartoon nipponico nasconde dietro a sfide di calcio interminabili (di cui qui non si disquisisce
    in quanto argomento più volte sviscerato da numerosi esperti) la subdola propaganda pluto-crato-massonica
    alla base della credenza popolare che stabilisce che la terra – ohibò – non è piatta!
    Il continuo scollinare col pallone al piede, infatti, sarebbe fatto apposta per indurci a ritenere la terra una sfera…
  2. Lady Oscar.
    Un altro manga, ancora il Giappone – dopo la fine del secondo conflitto mondiale il Paese del Sol Levante
    è alleato degli americani: vi suggerisce niente questo? –
    che in maniera infida invia a giovani virgulti il messaggio subliminale della teoria Gender.
    Dove andremo a finire di questo passo?
  3. Yu-Gi-Oh.
    Ovvero una manica di bambocci che si sfida a carte.
    Una cosa innocente dici? Ma fai sul serio?
    A parte che, da che mondo è mondo, i giochi di carte sono appannaggio delle persone di una certa età.
    E se non ci credi, chiedi a nonno Carmelo se ti fa fare il quarto a briscola al bar durante la passatella con gli amici.
    Dai, provaci se hai coraggio!
    Quindi dei ragazzini che giocano a carte altro non sono che un invito alla sovversione dell’ordine mondiale.
    Poi ti lamenti delle rivolte nelle periferie…
    Inoltre, un cartone che mostra minorenni che giocano è una precisa direttiva della lobby delle slot machines!
    Si inizia dalle carte, e si finisce a mangiarsi, da adulti, lo stipendio davanti a una macchinetta.
  4. Futurama.
    Un essere umano balza nel futuro e convive con robot e alieni girovagando per l’universo.
    Che l’inferno vi danni!
    Che cosa volete fare di mio nipote?
    Un fottuto hippy che fraternizza con degli stramboidi?

Concludendo:

tieni sempre alta la guardia sui fenomeni televisivi, specie quelli rivolti ai più piccoli.

E se hai dei dubbi, rivolgiti ai laureati all’università della strada.
O consulta i siti web che confutano le “verità” spacciate dall’informazione mainstream.
O segui le indagini dell’MI5.
Già lo immagino il sequel di 007: “Dalla Russia con amore. Firmato: Masha e Orso”.

 

Fashion

due persone vestono calzini bianchi con i sandali

Quanto ci tieni

a essere fashion?
Quanto curi il tuo aspetto, quante cose fai per seguire i consigli della moda?
Del resto siamo italiani, il senso del buon gusto pare che sia uno dei nostri cavalli di battaglia.
Nonostante l’invasione di pantaloni con il risvoltino – ai tempi miei si diceva alla “salta fossi”… – stia mettendo in seria crisi uno dei pochi capisaldi che ci rimangono.

E comunque, se ti va di valicare i confini, scoprirai che i popoli nordici, dai quali dovremmo prendere tanti esempi, si addobbano in maniera orribile.
Senza il bisogno di chiamare in causa addirittura i britannici, per i quali vige la regola ferrea di cospargersi il corpo di colla e buttarsi a peso morto dentro l’armadio: ciò che resta incollato a casaccio costituisce l’abbigliamento della giornata.

Sebbene già da anni esista la figura lavorativa del fashion assistant, e anche se il mondo web è saturo di fashion bloggers, mancava giusto un ultimo aiutino, la spinta decisiva a cancellare la bruttezza dal mondo: un algoritmo!

Un algoritmo

(citiamo Wikipedia così riusciamo a essere facilmente comprensibili) “è un procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari, chiari e non ambigui, in un tempo ragionevole”.
Capito?

Per cui: un noto marchio di e-commerce di moda ha sfruttato un algoritmo per aiutare i clienti indecisi sugli abbinamenti da fare al momento degli acquisti.

schema di abbinamento colori
Ciò che incuriosisce è che l’algoritmo pesca i suggerimenti ragionando su abbinamenti proposti da stilisti provenienti da Paesi del nord Europa.
Ossia provengono dalle fredde terre nelle quali circolano liberamente individui agghindati con:
1) sandali e calze bianche fino al ginocchio;
2) bermuda marrone con tasca di riporto per la 0,75 di birra;
3) canotta nera unta di grasso d’orso e crauti;
4) orecchino pendente con crocifisso di 15 cm;
5) codino di capelli biondi a ornare il cranio spelacchiato.

Se tali soggetti li metti alla guida di una Golf con alettone posteriore e motore truccatissimo la descrizione è completa.

Lungi da me il patriottismo

ma noi italiani non eravamo famosi nel mondo per il gusto?
Non eravamo ammirati per lo stile e il senso della bellezza?
Come siamo arrivati al punto che, per vestire fashion, si debba chiedere consiglio a chi pensa che una salopette di jeans con petto villoso a vista sia assimilabile a un completo Armani?

Sono d’accordo con l’introduzione dell’algoritmo – anche perché in terra d’Albione stanno esaurendo le scorte di colla – ma non sarebbe meglio basarlo sull’esperienza nostrana?

Influencer

Ortaggi - Begin

Sai cos’è

un influencer?

Trattasi di individuo che tramite le proprie azioni, parole, foto, video ecc… è capace di influenzare
le scelte dei consumatori.
Sebbene in genere l’influencer non appaia tale
(siamo a conoscenza che la fisiognomica non è scienza, però qualche sospetto…),
in realtà è un essere scaltrissimo!
O almeno lo è più, e di questo si è assolutamente certi, di colui che lo segue.

Ecco: già il fatto che un influencer abbia un seguito riporta in mente l’immagine del cane pastore che vigila sulle pecore.
Ma questa è colpa delle mie radici sardo-abruzzesi probabilmente.
Ma tant’è, il mondo va avanti così e bisogna farci i conti.
E bisogna anche sapere che ci sono vari tipi di influencer.

Uno di questi è sicuramente l’azienda Pantone, che ogni anno decreta quale colore andrà per la maggiore nei campi, principalmente, del design e della moda.
La suddetta azienda americana ha composto una raccolta di nuovi colori di ispirazione metallica, dai riflessi propri di questo materiale.

Il perché è presto detto.
Oggi la gran parte degli oggetti metallici ce li portiamo addosso e li esibiamo: cellulari, tablet, portatili e così via.
Praticamente, tramite il nostro comportamento sociale, la tecnologia stessa è diventata influencer!

Oddio! Vuol dire forse che noi che lavoriamo in quest’ambito siamo dei ferragnez?
Se così fosse, sono pronto a compiere il mio dovere: l’harakiri monderà la mia vergogna.
Niente di meglio di un suicidio rituale eseguito con tutti i crismi della tradizione, piuttosto che essere accomunati a simili personaggi.

cerimonia tradizionale giapponese del seppuku
il team di begin si prepara al Seppuku

Da questa nuova condizione della tecnologia si evince che la convinzione che gli status symbol siano superati è falsa.
O parzialmente vera.
Il cellulare non è più status symbol, essendo così diffuso in tutte le fasce della popolazione non può esserlo,
ma alcuni modelli specifici sì!
Se un influencer sfoggia il più recente prodotto di Cupertino, i seguaci saranno disposti a scendere a patti col diavolo pur di avere la possibilità di emularlo.

Quindi, che si fa?

Fingiamo che la tecnologia non rivesta un ruolo importante, ormai fondamentale, della nostra vita?
Sterminiamo tutti i seguaci degli influencers?

Poiché sono assalito dai dubbi
– e non mi consola che il dubbio sia compagno dell’uomo saggio –
assumo la classica posizione seiza e sfilo la wakizashi.
Resta solo da stabilire a chi affidare il compito di kaishakunin.
A voi sembra una soluzione estrema?
Preferireste forse essere dei ferragnez?

Elefante

disegno con elefante blu, libellule e farfalle

Guarda questa immagine:

è un elefante che dipinge, probabilmente l’hai già vista sui social.

elefante dipinge

Lasciamo da parte ogni considerazione animalista
(l’animale probabilmente vorrebbe fare tutt’altro, e ancora più probabilmente si sottopone malvolentieri al giubilo sciocco dei turisti)
e analizziamo i tratti del dipinto.
Possiamo farlo pur non essendo Sgarbi.

Con un po’ di fantasia potremmo dire che è un autoritratto dell’autore immerso nella natura.
I tratti sono incerti, questo è vero.
Ma hanno anche il pregio dell’innocenza infantile.
Valore del dipinto?
Possiamo ipotizzare che, con pochi centesimi di euro donati al padrone dell’elefante, ci possiamo portare a casa la tela.

E ora guarda questa immagine:

ritratto-di-intelligenza-artificiale

è un dipinto eseguito da un’intelligenza artificiale.
È stato battuto all’asta (432.000 dollari!) da Christie’s, ovvero la più importante casa d’aste al mondo.

Anche qui tralasciamo la probabile coercizione esercitata sul robot.
Il quale aveva sicuramente di meglio da fare, come per esempio sterminare la razza umana…
Guardiamo bene il dipinto in questione:
sembra che abbiano rovesciato litri di solvente, i tratti sono sfocati, la distribuzione dei colori lascia a desiderare.

Eppure se Christie’s la quota, varrà pure qualcosa.

Ma quindi l’arte non è più elevazione dell’essere umano?
Non ha più significante e significato?
Che differenza c’è tra Michelangelo, l’elefante e l’AI?
Ognuno di loro, in fondo, ha dipinto.
E a pensarci bene quello che ci rimette è solo l’elefante, considerato alla stregua di fenomeno da baraccone.
Michelangelo e l’AI hanno lo stesso talento? Lo stesso valore? Trasmettono le stesse sensazioni?

Ora in questa sede non intendiamo promuovere petizioni affinché anche l’opera elefantiaca sia oggetto di battaglie a colpi di rilanci monetari scanditi da un martelletto.
Siamo anzi convinti che lasciare libero l’animale e, tuttalpiù, regalargli un sacco di noccioline sia la scelta migliore.
Ci lascia però un po’ basiti il fatto che il concetto di arte venga contaminato e che le sue maglie siano allargate, slabbrate.

L’AI è una frontiera potenzialmente luminosa, ma lasciamo che ciò che compete all’uomo
– provare e far provare emozioni tramite opere artistiche –
non venga insensatamente scimmiottato.
Sappiamo bene che l’intelligenza artificiale è in grado di fare questo e altro.
Per l’appunto, che faccia altro!

PS:
durante un’ispezione nel mio garage, ho trovato tele dipinte da un elefante evidentemente ubriaco.
O forse erano i miei disegni in prima elementare…

RustellApp

schermo dell'Iphone con l'icona di RustellApp

Come iniziano le grandi avventure?

Da dove nascono le idee geniali?
Come si realizzano i sogni?

Nel caso di begin è stato il cibo a marcare il confine, oltre il quale si corre verso la sempiterna gloria.

Tutto inizia una sera a cena, rigorosamente a base di arrosticini
(siamo in Abruzzo, non conosciamo altre maniere conviviali).
Dopo un’abbondante libagione, ci siamo chiesti: in che modo si potrebbe migliorare tale esperienza culinaria?

Poiché è francamente difficoltoso apportare migliorie a una tale pietanza
– a proposito: fuggite da chiunque cerchi di propinare varianti a base di pollo o altre bestemmie –
l’ombra della sconfitta aleggiava pericolosamente.

Fino a che non abbiamo capito che era sbagliato l’approccio.
Si può migliorare l’arrosticino
– sebbene esso già nasca perfetto in natura –
migliorando tutto ciò che gli ruota attorno.

arrosticini su una canalina cotti alla perfezione con RustellApp

Ed ecco a voi: RustellApp

la prima App per smartphone realizzata esclusivamente per gli amanti dell’arrosticino.

Ma come funziona una simile meraviglia?
Fai una foto al ceppetto di carne ancora cruda: RustellApp elabora la dimensione dei pezzi di carne
e la quantità di grasso.
Una serie di variabili, estrapolate da basi empiriche,
– per realizzare l’App il team di begin è ingrassato in media di 2,5 kg –
calcola il tempo esatto, al secondo, di cottura, oltre alla giusta quantità di sale e la temperatura della brace.

RustellApp ha incorporato un termometro
– basta passare velocemente il telefono a circa 50 cm al di sopra della canalina di cottura –
che segnala la temperatura esatta della brace, indicando se è il caso di aggiungere o togliere
il numero esatto di pezzi di carbonella.

Inoltre RustellApp calcola, in base alla lunghezza della canalina, quanti arrosticini cuocere alla volta,
in modo tale da assicurare la migliore cottura uniforme alla carne.

Vuoi diventare il re degli arrosticini?
Vuoi che il tuo nome venga citato come esempio di abruzzesità?
Scarica RustellApp dal tuo Apple Store e installalo sul tuo telefono: in poche semplici mosse
ti trasformerai nel re della canalina.

RustellApp - icona per lo smartphone

Però ricorda che alla base di tutto c’è sempre la qualità del prodotto!
RustellApp ti aiuta, ma non può fare miracoli…

Ps: ci si chiedeva all’inizio di questo articolo: come si realizzano i sogni?
In verità, per alcuni sogni, ci stiamo ancora lavorando.
E magari RustellApp un giorno esisterà davvero…
E già: ti ricordi il nostro articolo che parlava di esercitarsi a scrivere credibili fake news?
Ecco, noi lo abbiamo appena fatto.
Buona mangiata a tutti!

Fantascienza

Signore e Signori, attenzione:

la fantascienza è realtà!

Cosa ci mancava, qual era la distanza da colmare per trasformare un qualsiasi mondo distopico
(si veda a proposito “Essi vivono” di John Carpenter)
in mondo reale?
La risposta era non sotto il naso, bensì sopra!
Talmente banale che l’uovo di Colombo va in frantumi.

Gente, ascoltate tutti: ci mancavano gli occhiali!

Finalmente il prodigio si compie.
Ciò che era solo fantascienza sublima il suo essere e si fa reale.
Ho i brividi addosso.
L’emozione è spasmodica.
Cercherò di spiegarmi meglio, ma spero vogliate comprendere quanto la razza umana si stia evolvendo!

Finora, a partire dagli ultimi decenni, le nostre vite sono via via andate sempre più a comprimersi
in uno spazio delimitato da schermi.
Televisori, cellulari, computer, tablet e chi più ne ha più ne metta.
Diciamo la verità: non riusciamo più a fare a meno di posare gli occhi su uno schermo qualsiasi.

Ma ora (oh Dio ti ringrazio con la faccia per terra!) arrivano gli occhiali!

occhiali da sole su un tavolo

Sembrano normali occhiali da sole.

Ma una volta indossati, le lenti sono in grado di oscurare qualunque schermo incrociamo sul nostro cammino.

Miracolo dei miracoli!
La razza umana ha finalmente il valido aiuto che le occorreva per difendersi dai mostri che lei stessa ha creato,
e che non riusciva più a controllare.

Del resto mica le nostre dita sono in grado di spegnere un pulsante?
No, assolutamente.
Mica possediamo la forza necessaria per ribellarci dall’impulso bestiale e appagante di consultare uno schermo?
No, assolutamente.

Siano benedetti gli occhiali che fanno il lavoro sporco al posto nostro.
Siano essi portati in trionfo, giacché grazie a essi la fantascienza si tramuta in scienza.

Gli occhiali salvano le nostre vite dissolute, al modico prezzo di 49 dollari.
E per la pidocchiosa cifra di diecimila (hai letto bene: d-i-e-c-i-m-i-l-a) dollari, potrai averne cinque,
in modo che tu possa diffondere apostolicamente il verbo, e pranzare inoltre col fondatore di questa genialata.

Perché è da geni, direi indiscutibilmente, rifilare un paio di occhiali a una tale massa di gente con lo scopo descritto.

Ti è piaciuto questo articolo?
Sappi che con gli occhiali in questione non l’avresti letto.
Ma potevi scegliere anche, invece di leggerlo, di fare una passeggiata.
Avresti guadagnato in salute.
E 49 dollari.

Dimenticare

Dimenticare - Begin

Ti capita mai

di dimenticare il cellulare in auto?

A volte sì, ammettilo.
Ma quando scendi dalla macchina e ti tasti le tasche, non trovando il tuo bene più prezioso, corri subito a riprenderlo.

Sarà mica una questione di utilità?
Voglio dire: il telefono ti è costato uno stipendio per una fotocamera con un fantastiliardo di megapixel
che ti occorrono per fotografare i tuoi piedi callosi sulla spiaggia,
e ti verrebbe un coccolone a perderlo.
Poi come fai a pubblicare le tue vacanze a Rosignano su Instagram?

E il bambino invece?
Già… lui strilla, mica squilla.
E fa tantissima cacca oltretutto. Non fotografie da pubblicare su instagram.

piedi di un neonato nel seggiolino in auto

La chiamano

amnesia dissociativa, e pare sia causata da un forte stress.
Per cui esci dall’auto e prendi le chiavi, la borsa, il cellulare, i buoni pasto e le sigarette.
E il bambino? Ops… amnesia dissociativa!

A questo punto la tecnologia ti avvisa, sotto forma di sensori collegati a un’App del cellulare,
– perché quello è sicuro che non te lo scordi mai! –
che la prole è sul seggiolino e, benché venuta da poco al mondo, già si chiede che male abbia commesso
per un genitore così “dissociato”.

A breve sarà obbligatorio per legge il seggiolino adatto allo scopo.
E poiché il costo  è abbastanza elevato potresti essere costretto a scegliere un cellulare più economico.
Trascinando te stesso, dotato di così pochi megapixel, nella vergogna e nell’infamia!

A volte penso sia lecito domandarsi che strada stiamo percorrendo
– non fatevi venire i lucciconi per questa riflessione profonda-
se porta a dimenticare i figli in auto come fossero un sacchetto di patatine deteriorato da troppa esposizione al sole.

Riepilogando, spegni l’automobile e prendi:
– il cellulare;
– i buoni pasto;
– il foglietto con la formazione del Fantacalcio;
– le sigarette (in alternativa la ciminiera per la sigaretta elettronica);
– la borsa (la apri per controllare che ci sia tutto);
– il mazzo di chiavi da far invidia a San Pietro.
E a questo punto scendi tranquillamente e ti avvi verso l’ufficio.

Sicuro di non dimenticare nulla?
Ah già, il bambino! Ma dove avrò la testa?
Accidenti alla mia patologia clinica dell’era contemporanea, questa maledetta amnesia dissociativa.
Altrimenti sarei una persona migliore…